
L’esercito dei riformisti avanza spedito. L’ultimo in ordine di tempo a schierarsi dalla parte del Sì è, Arturo Parisi, promotore dell’Ulivo e delle riforme istituzionali negli anni Novanta, ex ministro della Difesa con Prodi: «Voto Sì per far avanzare una giustizia garantista. Voterò Sì guidato dalla domanda che sta al centro della riforma della separazione delle carriere dei magistrati: la necessità della terzietà del giudice tra chi accusa e chi difende».
La sinistra per il Sì diventa così un moto insurrezionale contro i dogmi che imbrigliano il campo largo. Un messaggio chiaro e forte a Elly Schlein che gioca ancora a fare a gara con Giuseppe Conte per intestarsi un’eventuale vittoria che miri a un illusorio avviso di sfratto al governo.
La nascita dell’intergruppo alla Camera e le adesioni centriste
Alla Camera nasce l’intergruppo per il Sì. Oltre al Pd, ci sono dentro esponenti di Azione, +Europa e Italia Viva oltre al Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin che dice: «Qui non si vota sul governo Meloni ma su una riforma che condividiamo».
Il leader di Azione, Carlo Calenda, non ha dubbi: «La riforma era nel nostro programma». E la neo calendiana Elisabetta Gualmini, dopo l’addio al Pd, gli va dietro



