Home / Spettacoli / Giucas Casella: «Facevo il fachiro sulle crociere e ingoiavo lamette. Il numero più rischioso? Sei minuti sott’acqua, pensavo di morire. Orgoglioso delle mie tremila Barbie»

Giucas Casella: «Facevo il fachiro sulle crociere e ingoiavo lamette. Il numero più rischioso? Sei minuti sott’acqua, pensavo di morire. Orgoglioso delle mie tremila Barbie»

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di Renato Franco

Giucas Casella: «Sono un mentalista, non sono un ciarlatano, scoprii da bimbo la telepatia comunicando con mia madre sordomuta»

Vero mago e illusionista o solo uomo di spettacolo?
«Io sono un mentalista. Non faccio illusioni ma creo emozioni con la mente».

Gabriella Carlucci la definì un ciarlatano.
«C’era una sana rivalità, eravamo competitivi: lei faceva Buona Domenica e io Domenica In con Mara Venier. Ogni settimana era una sfida tra Rai e Canale 5. Io la spuntavo sempre però, sia chiaro».

«Paragnosta, figlio di gran paragnosta»: parola di Gigi Sabani.
«Gigi mi consacrò grazie alle sue imitazioni e al tormentone “solo quando lo dico io” che ancora porto nei miei spettacoli».

Per essere un buon paragnosta, bisogna essere anche un discreto cialtrone?
«Non cialtrone. Bisogna essere un paragnosta “gran figlio di paragnosta”».
Ciarlatano o artista, stregone de’ noantri o vero ipnotista, venditore di fumo o quasi sensitivo, ci è o ci fa: Giucas Casella da 50 anni gioca su un’ambiguità che è diventata anche la sua fortuna economica.

Quando ha capito di avere un potere diverso dagli altri?
«Fin da bambino. Mia madre era sordomuta e riuscivo a comunicare con lei attraverso gesti ma anche attraverso

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