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Giorgio Marchesi: «Mia moglie Simonetta Solder usa i social in modo intelligente, è più brava di me. Io faccio il compitino»

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di Camilla Bianchi

L’attore bergamasco parla delle sue radici, dell’Atalanta, del teatro e dell’ipotesi di un progetto tutto orobico con Donadoni, Boni e Pasotti

Bergamasco di nascita, romano d’adozione, volto noto delle fiction tv e apprezzato attore teatrale, Giorgio Marchesi resta legato alle sue origini. «A Bergamo torno sempre volentieri, per vedere l’Atalanta e incontrare i miei parenti. Mi piace molto, anche se adesso la trovo un po’ troppo turistica. Ho i miei luoghi del cuore: Città Alta, anche solo per berci un caffè o leggere un libro sulle panchine delle Mura, San Vigilio, via Sudorno».

I luoghi della sua giovinezza?

«In via Sudorno mi portava mia nonna, ci andavamo a piedi. Partivamo da Longuelo e salivamo in Città Alta, dove poi ho vissuto due anni, prima di andare a Roma. Abitavo di fronte all’entrata artisti del Teatro Sociale. In quel periodo il centro storico era un piccolo paese, c’erano ancora i negozietti, i baretti, luoghi come il lavatoio, centrale ma defilato, dove ci si ritrovava a chiacchierare. Adesso c’è decisamente più confusione».

Dovesse scegliere tra lo stadio e il Teatro Donizetti?

«Difficile dirlo! Al Donizetti non ho mai fatto spettacolo, ma ho recitato al

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