
Oggi l’ex attaccante compie 70 anni: “Ero un falso 9. Non avrò vinto il Mondiale per colpa di quella squalifica smentita dalla giustizia ordinaria, ma ho giocato col migliore”
In questi giorni cupi, in cui la felicità è un ricordo, Bruno Giordano, trova la forza di soffiare su candeline che lasciano ondeggiare la propria fiammella al vento. “Sono quattro mesi che Susy non c’è più ed è dura. Tutto quello che sono lo devo a lei, è merito suo”. E oggi che sono 70, dei quali 45 attraversati con la moglie, bisogna mettersi una maschera e però continuare. “Perché ci sono i nostri figli ed è giusto che mi vedano apparentemente sereno: con Susy siamo stati felici e lei non ci vorrebbe tristi”. Settanta anni di Bruno Giordano sono stati pieni di gioia e di dolore, di capolavori e di qualche scarabocchio, d’un tempo vissuto con l’eleganza “di un sudamericano nato a Trastevere”. Si comincia sempre da lì: “il calciatore italiano più forte con cui abbia giocato”. Lo disse Maradona di Giordano. “Mentre lui è stato il più grande di tutti i tempi e io sono stato suo compagno di squadra e suo amico. Il primo scudetto del Napoli,




