
La recente sentenza della Consulta e il giro di vite in arrivo nei prossimi mesi da Bruxelles mettono nuovi paletti ai proprietari. Che, a questo punto, si troveranno preclusa la possibilità di locare le loro case per finalità turistiche
Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui si decide il futuro degli affitti brevi. Un cambiamento che impatterà non solo sui proprietari ma anche sull’andamento del turismo nel nostro Paese. Non si tratta di essere catastrofisti ma di guardare un faccia la realtà. D’altronde i presupposti per una stretta su quello che è stato l’investimento di tanti italiani in fuga dai contratti tradizionali di lunga durata, poco tutelati dalla giurisprudenza, ci sono. I due pilastri del cambiamento sono stati già piantati e difficilmente si tornerà indietro. Parliamo della sentenza storica (non è esagerato definirla così) della Corte costituzionale (la n.186 depositata il 16 dicembre 2025) con la quale è stato stabilito che i sindaci e le Regioni hanno il potere di limitare gli affitti brevi per tutelare il diritto all’abitare e l’identità dei centri storici. Respingendo in questo modo il ricorso del governo contro la legge della Regione Toscana, la prima a voler mettere un limite alle case vacanza.
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