
Nato e cresciuto nella miseria di Villa Bajo Belgrano, l’ala destra dell’Huracán e della nazionale argentina, grande genio del dribbling, simbolo del calcio di strada. Da una vita senza compromessi alla fine tra alcol e povertà
Conoscete, nel mondo del calcio (e non solo), uno che rinunci ai soldi e alla gloria? Uno che rifiuti un meraviglioso appartamento ammobiliato in una zona residenziale per tornare, ogni sera, a vivere in mezzo alla miseria del suo quartiere popolare? Uno che, pur di far guadagnare qualche pesos a un compagno di squadra, a cinque minuti dalla fine della partita, finge un infortunio per farsi sostituire e dare così la possibilità a un panchinaro di partecipare agli utili della vittoria, al famoso premio-partita? Uno che, quando si accendono i flash dei fotografi, esce di scena e va a giocare a carte con gli amici di sempre, rifiutando la fama e la notorietà? Difficile trovarlo, un personaggio simile. Però almeno uno c’è stato. Si chiamava René Houseman, argentino di Buenos Aires. Anzi: di Villa Bajo Belgrano, uno dei quartieri più poveri e disgraziati della capitale, a due passi dalle acque del Rio de la Plata. Di professione, ala destra. Ma sarebbe più corretto dire




