
di Paolo Mereghetti
Una coppia di artisti di Ankara conduce una vita appagante. Finché non diventano improvvisamente bersaglio dello Stato
In una Turchia che guarda all’Europa (ce lo ricordano una serie di cartelli) il regista Ilker Çatak mette a fuoco il rapporto di coppia di uno scrittore teatrale e della moglie attrice, portando alla luce le contraddizioni nascoste.
A rovinare le loro gratificazioni professionali — lui scrive i testi che lei porta in scena con successo — arrivano le lettere gialle (quelle del titolo originale: Gelbe Briefe) con cui il potere blocca la prima del suo spettacolo e gli sospende l’insegnamento universitario, portandolo addirittura davanti a un giudice.
E intanto la figlia adolescente non sopporta i limiti alla sua libertà mentre la moglie riceve la proposta di recitare in una soap opera.
Decisamente troppo per l’uomo di casa che vede entrare in crisi la sua autorità paterna ma anche il potere intellettuale che pensava di esercitare sulla moglie.
E come già nel precedente La sala professori, Çatak sa smascherare l’educazione retrograda (e maschilista) che si nasconde dietro le dichiarazioni di principio, specie proprio di coloro che si ritengono «progressisti».
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