di Fausta Chiesa
Secondo l’Istat, il 60% delle importazioni italiane di prodotti strategici nel 2025 è arrivato da Paesi a rischio politico medio o alto. Dalla Cina boom di auto e farmaceutica
Circa il 60% delle importazioni italiane di prodotti strategici nel 2025 proveniva da Paesi a rischio politico medio o alto. Il dato emerge dal «Rapporto sulla competitività dei settori produttivi» pubblicato oggi, 23 marzo, dall’Istat su dati dell’anno scorso, che ha analizzato anche l’export verso gli Usa, la dipendenza dalla Cina e la crescita economica. Rispetto alla Germania e alla Francia, l’Italia sconta una maggiore dipendenza dall’estero per i beni energetici, tra i più esposti alle turbolenze geopolitiche internazionali. Tra questi c’è il gas fornito soprattutto da Algeria e Azerbaigian. Ma non è soltanto per l’energia che il nostro Paese dipende dalle importazioni dall’estero. I timori sono quelli di un ulteriore aumento della concorrenza di prodotti cinesi sul mercato interno.
Il boom dell’import dalla Cina
Nei primi mesi del 2025, con i primi dazi Usa nei confronti della Cina, l’import da Pechino ha registrato una notevole accelerazione. In media di anno, il valore delle importazioni complessive di prodotti cinesi è cresciuto del 17,2% (+20,1% nella manifattura), portandosi sui livelli




