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Garlasco, la villetta degli errori

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A Garlasco c’è una casa che da quasi diciannove anni non riesce a smettere di essere una scena del crimine. È la villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, ventisei anni, fu trovata morta sulle scale che portano alla cantina. Da allora quella casa non è più soltanto il luogo di un omicidio. È diventata un archivio di errori, sospetti, omissioni, consulenze, controperizie, alibi, biciclette, impronte, Dna, computer, telefonate, piste chiuse e piste riaperte. Una casa normale trasformata nel più inquietante laboratorio della giustizia italiana.

Per anni il caso sembrava chiuso. Alberto Stasi, fidanzato di Chiara, è stato condannato in via definitiva a sedici anni di carcere. Una sentenza, dunque una verità giudiziaria. Non una verità qualunque, ma quella arrivata al termine di un percorso processuale lunghissimo, controverso, attraversato da assoluzioni, ribaltamenti e ricorsi. Eppure oggi quella verità non basta più a mettere ordine. Anzi: più il tempo passa, più la villetta di Garlasco sembra produrre nuovi interrogativi invece che chiuderli.

Il paradosso è tutto qui. L’unico condannato definitivo, Alberto Stasi, ha lasciato il carcere di Bollate dopo oltre dieci anni ed è ora in affidamento in prova ai servizi sociali. Non è stato assolto, non

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