
Il giudice Vitelli spiega in un libro perché assolse Stasi: non opinioni, ma il metodo. Quando il dubbio ragionevole diventa certezza di giustizia
Sedici anni di galera dopo due assoluzioni. È il destino di Alberto Stasi, condannato in appello per l’omicidio di Chiara Poggi dopo che il giudice Stefano Vitelli lo aveva assolto in primo grado il 17 dicembre 2009. E dopo che la Corte d’Appello lo aveva assolto in secondo grado nel 2011. Eppure, il punto non è stabilire chi abbia ragione tra innocentisti e colpevolisti. Il punto è capire cosa significa giudicare quando i fatti non tornano, quando le certezze vacillano, quando l’unico strumento che resta è il dubbio. Ed è proprio questo il cuore de Il ragionevole dubbio di Garlasco, il libro (Edizioni Piemme, 144 pagine, 12,99 euro) con cui Vitelli (insieme al giornalista Giuseppe Legato), viareggino classe 1974, spiega perché assolse l’imputato.
Cosa rivela il libro su Garlasco
Non troverete qui la confessione di un giudice pentito né la rivendicazione di un innocentista ostinato. Vitelli non dice se ritiene Stasi colpevole o innocente. Non lo dirà mai. Perché il problema non è l’opinione personale, ma il metodo. E in un’epoca dominata dal pensiero ideologico, in




