
L’uomo indagato per il delitto di Garlasco torna in televisione e attacca la tesi dell’errore giudiziario. Ma nelle carte depositate dalla procura di Pavia emergono dettagli inquietanti sull’operato degli investigatori del 2007
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, Andrea Sempio, l’uomo indicato dalla nuova inchiesta della procura di Pavia come possibile autore del delitto, ha scelto ancora una volta la televisione per dire la sua. La trasmissione designata è Porta a Porta. Nell’intervista, l’indagato si è lasciato andare a parole che non lasciano spazio ad alcuna interpretazione: la condanna di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara, a 16 anni di reclusione, sarebbe, a suo avviso, giusta. Nessun errore giudiziario, nessun innocente in carcere.
«Si vive a fatica. E oggi io non sto vivendo, perché la mia vita o è chiuso in camera, o dall’avvocato, o in trasferta, quando magari andiamo ad incontrarci con i consulenti», ha detto il 38enne, all’epoca dei fatti amico del fratello della vittima, descrivendo un’esistenza sospesa oramai da un anno e mezzo. Poi, però, è passato al contrattacco.
Le certezze di Andrea Sempio sul caso Garlasco
Sempio ha respinto i due elementi cardine su cui si fonda




