
di Fabio Paravisi e Federico Rota
La polemica a un mese dalle elezioni del 15 marzo. Abbassato di due ore il termine per il voto (alle 20): «Arroccato nel palazzo». Ma lui: «Scelta non politica, problema di norme»
A differenza delle altre tornate, alle elezioni provinciali del 15 marzo saranno chiamati alle urne gli amministratori bergamaschi (effetto della legge Delrio, con l’elezione indiretta). Ma anche nella sfida a due fra il candidato del centrodestra Gianfranco Gafforelli e il presidente uscente (riconfermato dal centrosinistra) Pasquale Gandolfi, l’affluenza sarà una variabile dirimente nella corsa alla presidenza di via Tasso. Ed è proprio su questo presupposto che si incardina la bufera che ha travolto Gandolfi, accusato da diversi esponenti del centrodestra di aver reso più difficile la partecipazione al voto. Il motivo? Aver comunicato ai capigruppo la scelta di non istituire sottosezioni elettorali diffuse (modalità già usata in altre province lombarde), chieste invece dalle Comunità montane e dagli amministratori di quei Comuni che più di altri hanno difficoltà a raggiungere l’unico seggio collocato a Bergamo.
«Una brutta pagina per la Provincia», si legge in diversi post pubblicati da politici del centrodestra, in cui si evidenzia un altro elemento, ritenuto ancora




