
di Alessandra Coppola
Il figlio: «Grazie. Da voi la sentenza finale». Vucic assente, ma ha mandato il figlio Danilo. Da Bruxelles la nota sull’«incompatibilità della glorificazione di un criminale di guerra» con la domanda di adesione
DALLA NOSTRA INVIATA
BELGRADO – Se questo è un funerale privato, che ci fanno la bandiera serba sul feretro, i militari col caschetto mimetico e i fucili, il patriarca che intona i salmi, i ministri di Belgrado, il figlio del presidente Vucic e pure l’ambasciatore russo nella chiesa di San Luca a omaggiare il genocida Ratko Mladic? E poi decine forse centinaia di migliaia di persone tutt’attorno, impossibile contarle, qui sulla collinetta di Topcider, sobborgo verde e tranquillo a sud della capitale.
Tanti uomini in maglietta nera e simboli di morte, ma anche bambini, donne, preti, motociclisti che fanno il segno nazionalista delle tre dita, stendardi, cartelli, lunghe candele arancioni accese sui supporti di alluminio. Un’organizzazione imponente coi maxischermi, gli altoparlanti a volume altissimo, le transenne della polizia locale, le bottigliette d’acqua per affrontare la fila sotto il sole cocente.
Olivera, 59 anni, è venuta in auto dalla Repubblica Srpska (l’entità serba di Bosnia), ha atteso il suo turno, ha




