
di Marika Giovannini
L’attivista dell’Asar venne eletta consigliera nel 1948 ma non poté entrare in consiglio regionale per una condanna inflittale da un tribunale speciale nel 1940
Tolta la «patata bollente» A22, in Aula il dibattito avrebbe dovuto filare liscio. Ma non è stato così. E a infiammare il consiglio regionale — dentro e fuori l’emiciclo — è stato ieri un tema che, sulla carta, avrebbe dovuto mettere tutti d’accordo: la mozione, presentata dai capigruppo, di «ricordo di Clara Marchetto». Un testo, in sostanza, che incarica il presidente del consiglio regionale di riabilitare la figura dell’attivista dell’Asar, che venne eletta nel 1948 ma non poté entrare in consiglio regionale perché la condanna all’ergastolo per spionaggio inflittale da un tribunale speciale nel 1940 era considerata ancora valida (nel 1944 fu liberata dagli Alleati).
«Non condivisibile»
«Un’ingiustizia» hanno detto in coro molti consiglieri: da Paola Demagri (Campobase) fino a Brigitte Foppa (Verdi), da Filippo Degasperi (Onda) fino a Magdalena Amhof (Svp). A chiamarsi fuori dagli elogi è stata però Francesca Gerosa (FdI), che ha parlato di una «figura che la storia ritiene ancora complessa e controversa». Chiedendo «prudenza» di fronte alla mozione (che prevede tra l’altro l’installazione di una targa




