di Mario Platero
Intorno all’operato di Francesca Albanese, e alle sue posizioni su Israele e Gaza, si sono scatenate pesanti polemiche, anche all’interno di diversi organismi delle Nazioni unite. Il governo francese ne ha chiesto le dimissioni, ma non porterà la risoluzione al voto: ecco perché, e cosa succede ora
NEW YORK – Attorno all’operato di Francesca Albanese, Relatrice indipendente speciale del consiglio per i Diritti umani delle Nazioni unite a Ginevra, abbiamo assistito a polemiche, litigi, querele e pesanti derive politiche – soprattutto, in questi giorni, in Francia, dopo che il ministro degli esteri del governo Macron ha chiesto le sue dimissioni. Il ministro, Jean Noel Barrot, è stato subito accusato dall’opposizione di aver «abboccato» a una manipolazione di certe dichiarazioni di Albanese a Doha.
Al ministro è stato chiesto di scusarsi con Albanese, come del resto lei stessa aveva chiesto subito dopo la richiesta francese di dimissioni. Il ministro ha parlato di una costruzione ambigua della frase da parte di Albanese, che si riferiva a un contesto «sistemico» che alcuni giudicano altrettanto provocatorio in quanto implicitamente allargato ad altri paesi ed aziende. Il ministro ha anche citato innumerevoli precedenti ripresi nel corso dei due anni




