
di Paola Di Caro
Pellegrino, al tavolo ieri, vaglia i curriculm per individuare i volti nuovi che la famiglie Berlusconi pretende
C’è chi maliziosamente osserva quanto sia «anomala» la sede dell’incontro: «Cologno Monzese, l’azienda. Come a far capire chi comanda…». Ma al di là della logistica, il vertice fra il segretario Antonio Tajani, Gianni Letta e i due figli di Berlusconi Marina e Pier Silvio, alla presenza anche di Danilo Pellegrino, ad di Fininvest, che sta portando avanti una sorta di scouting con tanto di curriculum per individuare le «facce nuove» che la famiglia pretende, è in effetti lontano dalla «normalizzazione» del partito che il segretario azzurro sta tentando di fare. E che comunque ha permesso a Forza Italia di non franare dopo la morte del Cavaliere, e di arrivare addirittura al 9%, in un periodo di vacche magre per il centrodestra.
È tutto anomalo perché ribadire «la completa fiducia» da parte dei figli di Berlusconi a un segretario eletto in regolare congresso all’unanimità — il più alto esponente azzurro al governo — significa che molto altro non c’è ancora da comunicare. Insomma, così pare di capire nonostante le bocche ufficialmente cucite. Non sono bastate nemmeno quattro




