
La Formula 1 è tornata in pista sotto il sole cocente del Bahrain, inaugurando il 2026 con una tre giorni di test che ha lasciato tanti interrogativi e poche certezze. Il circuito di Sakhir ha accolto il Circus con temperature dell’aria oltre i 30°C e un asfalto rovente, offrendo subito un banco di prova severo per la gestione termica delle nuove monoposto.
La Pirelli ha scelto un approccio conservativo, limitando l’allocazione alle tre mescole più dure della gamma (C1, C2 e C3) per contrastare l’abrasività del tracciato. Nonostante queste limitazioni, le squadre hanno macinato oltre 20.000 chilometri complessivi, mettendo in mostra un’affidabilità sorprendente per un inizio di ciclo tecnico.
La narrazione della pista si è evoluta giorno dopo giorno. L’apertura è stata firmata dalla McLaren, apparsa subito solida e concreta: Lando Norris ha dominato il primo giorno non solo grazie al miglior tempo, ma soprattutto per la qualità della prestazione ottenuta con la mescola media C2, battendo rivali che montavano gomme più morbide.
La risposta della Ferrari non si è fatta attendere: nel secondo giorno Charles Leclerc ha riportato la Rossa davanti a tutti, abbassando il limite grazie alla gomma C3 e lavorando intensamente sui setup. Tuttavia, anche mentre la




