Nel 2030 un lavoratore dipendente potrà attendersi una pensione compresa tra il 59% e il 72% della propria retribuzione, mentre per un autonomo si scenderà ad in intervallo compreso tra il 40% e il 50% del proprio fatturato. Gli strumenti integrativi saranno sempre più necessari, soprattutto per chi ha cominciato a lavorare da poco. Ma come orientarsi? Le soluzioni ci sono. Negli ultimi dieci anni i fondi negoziali hanno reso al netto il 2,4%, i fondi aperti il 2,7% e i Piani Individuali Pensionistici il 3,1%. Valori medi che dipendono dalla tipologia di linea di investimento: nei fondi negoziali di categoria le linee garantite e obbligazionarie pure hanno reso meno dell’1%, quelle obbligazionarie miste e bilanciate tra il 2,6% e il 2,7%, mentre quelle azionarie si sono attestate al 4,8% medio annuo. Risultati analoghi anche per i fondi aperti e per i Piani Individuali Pensionistici. A prescindere dalla tipologia di strumento selezionato, a incidere sul versamento è l’età in cui si comincia a investire: per poter avere una rendita integrativa di 500 euro netti al mese una volta uscito dal lavoro, a un 25enne potrebbero essere sufficienti 120 euro al mese in una linea all’80% azionaria. Cifre che si alzano per chi



