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Fino a 90 miliardi di danni. Gli sceicchi del Golfo disposti a un «contributo» pur di sbloccare Hormuz

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di Andrea Nicastro

La mediazione dell’Oman. Ma «non si chiami dazio» (per non creare un precedente e non indispettire Trump)

L’Oman ne ha parlato con gli altri Paesi del Golfo, quelli a cui il blocco dello Stretto di Hormuz costa di più, e ha presentato all’Iran una proposta collettiva. Gli sceicchi del petrolio sono disposti a pagare a Teheran il transito delle loro navi, ma per non creare un precedente (e indispettire Donald Trump) non lo chiameranno dazio. Propongono un «contributo volontario». Se il piano piacerà a Teheran e se Washington non si opporrà almeno la carenza di carburanti, gas, fertilizzanti e tante altre materie prime che passavano da Hormuz prima della crisi potrà finalmente diminuire.

L’Iran non ha ancora commentato il documento ricevuto domenica. Non si sa ad esempio quale sia la percentuale proposta e non è un dettaglio. Si sa però che il piano è strutturato sull’esempio dello Stretto di Malacca tra Oceano Indiano e Pacifico. Lì Indonesia, Malesia e Singapore chiedono un «contributo» per i servizi di navigazione, la protezione ecologica delle coste ed eventuali salvataggi. Il versamento è volontario.

Come a Malacca anche a Hormuz, il principio della libertà di navigazione sarebbe

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