di Piergaetano Marchetti
La riforma del Testo Unico della Finanza introduce elementi di appetibilità sulla strada che conduce al mercato. Tra i più importanti, la deroga al sistema del voto di lista per le cariche sociali, con la preferenza sui singoli consiglieri
Il 27 marzo 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che modifica profondamente il Testo unico della finanza, il testo di legge cioè che disciplina i mercati finanziari, gli intermediari, gli emittenti quotati in Borsa, testo unico risalente al 1998 e denominato correntemente Tuf.
La delega a riformare il Tuf per favorire l’accesso delle imprese al capitale di rischio, per aumentare la competitività del mercato nazionale, semplificare e razionalizzare la disciplina degli emittenti titoli quotati in Borsa risale alla cosiddetta Legge Capitali del 5 marzo 2024. Nel frattempo, la delega è stata ampliata e ha compreso anche la facoltà, puntualmente esercitata dal decreto legislativo, di modificare norme del Codice civile in materia societaria.
Finalmente, è il caso di dire, dal momento che l’esigenza di intervenire sul mercato dei capitali e sulla borsa italiana risale a uno studio commissionato dal governo italiano all’Ocse del 2020, nonché al Libro Verde del Tesoro del 2022. E basti




