di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il crollo dell’indice Ue segnala consumi in frenata. Energia, tassi e salari deboli comprimono il potere d’acquisto e mettono sotto pressione la crescita
Il segnale è arrivato quasi in sordina, come spesso accade con gli indicatori che contano davvero. Non un crollo di Borsa, non un fallimento eccellente, ma un dato secco: la fiducia dei consumatori dell’Eurozona è scesa a -16,3 punti (ai minimi da 2 anni), secondo la rilevazione della Commissione europea. Un livello che riporta indietro l’orologio economico, in una fase in cui l’incertezza non era più una percezione, ma un comportamento.
A colpire è anche la dinamica: circa quattro punti in meno in un solo mese, da -12,3 a -16,3, uno dei cali più marcati degli ultimi anni, secondo solo alle fasi iniziali della pandemia e dello choc legato alla guerra in Ucraina. Un movimento che, per un indicatore di natura «soft», ha un significato preciso. La fiducia non misura il presente, ma anticipa il futuro.
Il cuore dell’economia europea: i consumi
Il dato va letto alla luce del peso che i consumi hanno nell’economia europea: oltre la metà del Pil dell’Eurozona — tra il 52 e il 54%




