L’arte come contrappeso della politica: questo è l’augurio e la richiesta che l’ottantenne Wim Wenders, presidente della giuria che dovrà consegnare l’Orso d’oro, chiede ai film che da oggi verranno presentati alla Berlinale. «Il cinema può cambiare il mondo» ha detto durante la conferenza di presentazione del festival unanimemente riconosciuto come il più «politico» tra le grandi manifestazioni «ma non deve trasformarsi in propaganda o prendere parte allo scontro tra le parti».
Un modo per rivendicare quella priorità dell’arte che il regista tedesco ha sempre inseguito e di cui ha dato uno splendido esempio con la sua ultima regia, Perfect Days.E che nella serata d’apertura ha avuto una bella conferma con il film fuori concorso No Good Man (Non ci sono brav’uomini) della regista afgana Shahrbanoo Sadat, commedia romantica che diventa cronaca drammatica (o viceversa) per una operatrice televisiva nella Kabul del 2021, alla vigilia del ritiro degli Usa e della presa del potere dei talebani.
In questa prospettiva il film (girato in Germania per evidenti ragioni) diventa un atto d’accusa verso l’Occidente che ha abbandonato una fragile nazione di fronte all’ondata integralista, ma è anche l’occasione per rivendicare la forza delle donne che cercano di difendere i loro diritti




