Qualche buona notizia non guasta, specie in tempi incerti. Negli Stati Uniti, la speranza di vita media si è allungata in modo netto nell’ultimo anno, grazie a un calo drastico dei decessi per overdose: -26% complessivi, una riduzione di un quarto che segna una vera svolta.
Non si tratta solo del fentanyl, epicentro della crisi più acuta – la cui fase peggiore pare superata –, ma di tutte le droghe letali. I dati, riferiti alla fine del 2024, precedono l’era Trump alla Casa Bianca e invitano a non politicizzare il fenomeno. I meriti sono diffusi: innanzitutto, gli stessi tossicodipendenti, che seguono una “curva di apprendimento” tipica di ogni nuova sostanza sul mercato. La maggior parte non cerca la morte e impara col tempo a difendersi da dosi eccessive, prodotti adulterati e spacciatori inaffidabili.
A ciò si aggiunge il ruolo dei medici e del sistema sanitario, sempre più esperti nel gestire queste emergenze, e delle forze dell’ordine nel contrastare i narcos. Fatti recenti come l’arresto di Maduro non c’entrano direttamente, ma rafforzano la lotta al narcotraffico.
Una notizia eccellente, da celebrare senza etichette ideologiche. Dimostra che, con adattamento e impegno collettivo, si possono invertire le tragedie.
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