
di Mattia Aimola
Al primo esame nazionale di abilitazione ha passato lo scritto il 3,6% dei piemontesi candidati (ma è il dato più alto in Italia). A Torino ce ne sono già 500, ma non bastano ancora: «Il vero problema? Nessuno sa il cinese»
In Piemonte ci hanno provato quasi in 2 mila ma solo 68 sono riusciti a superare lo scritto e ora si candidano a diventare nuove guide turistiche in vista dell’esame orale. Dopo oltre un decennio di attesa, rinvii e ricorsi, lo Stato è tornato a mettere mano al dossier delle guide turistiche. Così il 18 novembre scorso si è svolto il primo esame di abilitazione alla professione organizzato a livello nazionale. E mentre gli operatori segnalano che in città le guide iniziano a non bastare più, il dato restituisce la fotografia di una professione sempre più selettiva ma anche più centrale nel sistema turistico. Torino, con il 3,6% di promossi, il dato più alto in Italia, guida questa trasformazione: su 12 mila candidati a livello nazionale, solo 230 hanno passato la prova. Un segnale chiaro di quanto il mestiere stia cambiando. Quello che una volta era un’attività saltuaria, spesso relegata ai fine settimana o




