
di Vera Mantengoli
L’intesa commerciale chiude un lavoro di 12 anni: l’Australia potrà vendere per un decennio il suo Prosecco in Paesi dove la denominazione non è protetta poi scatta lo stop
Meglio per dieci anni che all’infinito. È questo il periodo di tempo che potrà ancora usare l’Australia per vendere il suo Prosecco nei Paesi in cui la denominazione non è protetta, senza specificare l’origine della produzione e usando lo stesso nome di quello italiano. Se a prima vista l’accordo commerciale tra Unione europea e Australia potrebbe indignare qualcuno, lo stesso Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio di tutela Prosecco Doc, si dice soddisfatto. «Già di fatto lo potevano fare – spiega Guidolin -. Da ora per un periodo di tempo limitato, per poi poterlo vendere solo nel loro Paese e specificando nell’etichetta in modo molto rigido dove viene prodotto».
Un sacrificio quindi, ma lungimirante. Oggi il Consorzio produce 667 milioni di bottiglie di Prosecco Doc e ne esporta l’82%. Di queste circa 7 milioni vengono inviate in Australia. Lo scenario peggiore che potrebbe verificarsi è che tra dieci anni l’Australia potrebbe non importare più Prosecco Doc, ma non sarebbe un impatto significativo. Inoltre, se l’Australia decidesse




