
di Federico Nicoletti
Conflitto in Medio Oriente, bloccata un’area che per il Veneto vale 2,2 miliardi. Alternative nel Sud Est Asiatico
Export, la crisi del Golfo «congela» la rotta emergente fin qui più redditizia per il Veneto. Che ora, incrociando le dita sul Golfo, si proietta alla ricerca di destinazioni più avanzate, dall’India, fino a Singapore e all’Australia. Oltre ai rischi sul fronte degli approvvigionamenti di energia e materie prime, e i rischi connessi d’inflazione e rincari sempre più preoccupanti, nella crisi senza precedenti nel Golfo ci sono in gioco anche quelli delle vendite all’estero delle imprese di casa nostra. Perché dal dopo-Covid i risultati per le aziende venete nell’area – mercati ricchi e molto interessanti per le lavorazioni tipiche della manifattura nordestina -, sono cresciuti molto. E hanno acquistato ulteriore interesse in chiave di diversificazione delle rotte, dopo l’introduzione dei dazi americani.
Rotte da 2,2 miliardi
I numeri di cosa valgano i nove Paesi dell’area (Arabia, Bahrein, Emirati, Irak, Iran, Kuwait, Oman, Qatar e Yemen) li ha forniti il quadro dell’export delle regioni italiane nel 2025 fornito dall’Istat, per il Veneto si parla di 2,2 miliardi di euro (per dare un paragone, la Spagna nel 2025




