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Epstein Files, il lato oscuro di TikTok: celebrità, liste e teorie senza prove

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C’è una distanza sottile ma decisiva tra un archivio giudiziario e un feed algoritmico, e negli ultimi mesi quella distanza si è quasi annullata. Gli Epstein Files, cioè l’insieme di atti processuali, deposizioni, registri di volo, rubriche telefoniche e materiali investigativi legati al caso di Jeffrey Epstein e alla rete costruita con Ghislaine Maxwell, sono tornati al centro del dibattito pubblico dopo nuove desecretazioni tra il 2024 e l’inizio del 2026. Ma nel momento stesso in cui questi documenti sono diventati accessibili, hanno iniziato a vivere una seconda vita dentro l’ecosistema di TikTok, dove la complessità giuridica viene compressa in una narrazione emotiva e totalizzante.

Il problema non è l’accesso ai documenti, che in sé rappresenta un principio di trasparenza democratica. Il problema è il passaggio dal documento al racconto, dalla deposizione allo screenshot, dalla nota a margine alla prova presunta. Nel linguaggio giuridico, la presenza di un nome non equivale a un’accusa né a una responsabilità penale; nel linguaggio dell’algoritmo, invece, il nome evidenziato diventa indizio, e l’indizio si trasforma rapidamente in trama.

Cosa contengono gli Epstein Files

I file non sono una lista ufficiale di “clienti” né un elenco ordinato di colpevoli. Sono un insieme eterogeneo di materiali:

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