
di Irene Inzaghi
La dj e conduttrice (ma anche scrittrice e pittrice) protagonista di PrimaFestival: «Mi alleno da 12 mesi, considero questo il mio Capodanno»
Per tutti noi l’anno inizia a gennaio. Per Ema Stokholma, no: comincia quando si accendono le luci dell’Ariston. «Sanremo è il Capodanno della Rai», ripete da tempo. E per lei non è solo una battuta: è una vera e propria dichiarazione d’identità. Perché il Festival, che la vedrà protagonista anche in questo 2026 al PrimaFestival, è il luogo in cui convergono tutte le sue anime: la conduttrice radiofonica capace di trasformare la notte in racconto, la dj che sa tramutare la pista da ballo in un racconto condiviso, la pittrice che trova nel colore un’altra forma di suono. Dietro quell’energia esuberante, dietro la risata spontanea e la vitalità che la rendono una presenza magnetica, c’è una storia di rottura e rinascita.
Nata nel 1983 in Francia, nella regione del Rodano-Alpi, da madre francese e padre italiano, per allontanarsi da un’infanzia di violenza, a 15 anni decide di raggiungere il padre a Roma. Pochi mesi dopo sceglie l’indipendenza totale. Una traiettoria che ha trasformato il dolore in linguaggio e la musica in rifugio, prima ancora




