
di Matteo Cruccu
Il cantante degli Elio e le storie tese rievoca i trent’anni della Terra dei Cachi: «La riproporrei mettendoci la famiglia nel bosco. Pelù mi disse di non andare a Sanremo»
Quel giorno di trent’anni fa sembrarono davvero dei marziani e non solo perché colorati di azzurro, sbarcati sul fino ad allora seriosissimo pianeta di Sanremo. Già, tanto è passato da «La terra dei cachi», il brano-invettiva che fece conoscere Elio e le sue Storie Tese «anche alle signore del super». Sì, nulla sarebbe stato piu come prima.
Dopo trent’anni, un brano che a molti sembra tremendamente attuale, Elio.
«Sì, l’Italia non cambia mai. E pensare che quando l’abbiamo scritto, non avremmo mai pensato che avrebbe avuto un così lungo respiro…».
Perché?
«Baudo ci pressava da almeno due anni. Non ne avevamo nessuna intenzione. Ma, alla fine cedemmo e ci dicemmo “Andiamoci con un pezzo bruttissimo” e decidemmo di fare la parodia dell’artista impegnato, mettendo insieme tutta una serie di luoghi comuni che sembrava impossibile fraintendere».
Quando vi accorgeste che vi avevano preso sul serio?
«All’esordio quando la cantammo per la prima volta in pubblico. Finita l’introduzione, quella dei parcheggi abusivi, le signore ingioiellate in




