
di Paolo Valentino
Il premier ungherese, che domenica potrebbe essere sconfitto alle urne dopo 16 anni, è la quinta colonna delle potenze che vogliono sabotare il rafforzamento dell’Unione
Ci sono tre convitati di pietra nella cruciale partita politica che si gioca in Ungheria, dove si vota domenica prossima e, per la prima volta in sedici anni, Viktor Orbán vede materializzarsi lo scenario di una sconfitta. Tutto può ancora succedere naturalmente. Troppi, infatti sono gli ostacoli dell’«autocrazia elettorale» messa a punto dal tribuno magiaro, perché il largo vantaggio nei sondaggi dell’opposizione guidata da Peter Magyar si traduca in una maggioranza nell’Országház, il Parlamento di Budapest.
Ma qui vogliamo occuparci del ruolo che nella sfida danubiana stanno giocando America, Russia e Cina, singolarmente uniti nell’appoggiare attivamente la causa di Orbán.
Come documentato dal Financial Times, Vladimir Putin ha lanciato una sofisticata campagna di disinformazione, affidandola alla Social Design Agency, una società di consulenza mediatica legata al Cremlino e sotto sanzioni. Sono decine di migliaia di messaggi concepiti in Russia e postati sui social network da ungheresi influenti, che accreditano Orbán come l’unico candidato in grado di mantenere l’Ungheria sovrana, «un leader forte con amici globali», mentre il suo rivale Magyar




