
di Gloria Bertasi
Verso il voto di domenica 24 e lunedì 25 maggio. La vera partita è tra il delfino Venturini per il centrodestra e Martella (Pd) con il campo larghissimo
Era il 2015, il Comune di Venezia era stato da poco travolto dallo tsunami dell’inchiesta sul Mose. E con il bilancio in dissesto, in pieno commissariamento, l’allora imprenditore ex presidente degli industriali veneziani Luigi Brugnaro «scendeva in campo». Con un colore, il fucsia, e uno slogan (in salsa veneta) di obamiana memoria: «ghea podemo far» (ce la possiamo fare) a sottrarre Ca’ Farsetti dopo vent’anni di «malgoverno di centrosinistra». E così è stato. Undici anni dopo, e di mezzo un’altra bufera giudiziaria — Palude — con, di nuovo, coinvolto un sindaco (nel 2014 con il Mose era stato Giorgio Orsoni, nel 2024 è toccato appunto a Brugnaro, con l’aggiunta dei suoi fedelissimi il dg e capo di gabinetto Morris Ceron e il vicecapo di gabinetto Derek Donadini oltre all’ex assessore Renato Boraso), l’attuale inquilino di Comune e Città metropolitana (di cui è presidente), dopo due mandati, deve lasciare lo scranno più alto dell’amministrazione di Venezia. Appuntamento con le urne, domenica 24 e lunedì 25 maggio. Eventuale




