
di Mara Gergolet
Lars Klingbeil, leader socialdemocratico e vicecancelliere, ha presentato la sua agenda di riforme: tassare meno chi lavora di più; deduzioni per tutti, ma tasse più alte sui ricchi; disincentivare le pensioni anticipate
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – «Come società dovremo lavorare di più». Se lo dice il leader socialdemocratico e vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, vuol dire che anche la sinistra in Germania dice quel che da tempo dice la destra. E che, soprattutto, è partita la corsa alle riforme dello Stato sociale.
La seconda in vent’anni, dopo quelle storiche di Gerhard Schröder a inizio Duemila, che avevano rimesso il Paese in carreggiata, ridandogli vent’anni di prosperità, quand’era chiamato «il malato d’Europa» secondo la celebre copertina dell’Economist. Basterà? E soprattutto, funzionerà?
L’agenda delle riforme, che Merz promette dall’autunno scorso, è stata finalmente presentata da Klingbeil. Sarà discussa per mesi, emendata, ma dovrebbe andare in porto entro l’estate. Completa — o dovrebbe farlo — il grande piano di investimenti pubblici da mille miliardi, la metà dei quali in difesa, che doveva portare lo stimolo e segnare la svolta per la stagnante economia tedesca. In realtà, quel piano non procede come sperato: perché Trump ha levato




