
L’abbiamo conosciuto che Totti ancora giocava, l’abbiamo sfottuto quando segnava poco, l’abbiamo esaltato quando ci ha mostrato il suo talento, l’abbiamo amato e lui ha amato noi, l’abbiamo riciclato come rincalzo all’Inter, non l’abbiamo incastrato bene a Firenze. E adesso ci sbarra il passo
Edin Dzeko, ancora tu? C’eri prima che Francesco Totti andasse in pensione, che l’Italia vincesse l’Europeo, che l’Atalanta conquistasse l’Europa League ballando sul mondo e anche prima che il Bologna centrasse una qualificazione in Champions League. Come eravamo e come siamo ce lo ricorda lui, Dzeko, un centravanti che sembra Dorian Gray e a invecchiare è il nostro ritratto, quello della nostra Serie A. “L’età non conta”, ha avuto l’ardire di confessare. Anche più di una volta. Perché questo attaccante, 40 anni suonati, è stato dato per finito, bollito, vecchio, sgraziato o almeno arrugginito già una miriade di volte. Come quando era tornato in Italia, a Firenze, qualche mese fa tra mille perché e lui però ne aveva solo uno: “Sono qui perché so cosa voglio. E anche se la gente dice che a 39 anni dovrei pensare al futuro, a me fa un po’ paura rifletterci adesso”. L’uomo che ha tirato la volata alla Bosnia



