
di Lorenzo Cremonesi
Le difficoltà di un’operazione di terra Usa sull’isola di Kharg e oltre
BAGDAD – Si fa più buio lo scenario della guerra in Medio Oriente con la prospettiva di attacchi americani di terra. Utilizzare la minaccia dell’occupazione dell’isola di Kharg e dell’intensificazione dei bombardamenti su tutto l’Iran nella speranza di costringere il regime degli ayatollah a negoziare da una posizione di debolezza: così Donald Trump dichiara di cercare il dialogo, anche se il conflitto sembra destinato a entrare in una fase ancora più violenta.
Dopo che nelle ultime ore Teheran ha rifiutato i 15 punti del piano di pace Usa, che includono la totale cancellazione dei suoi programmi nucleari, e rilanciato invece i propri 5, comprendenti le riparazioni di guerra e il riconoscimento della sua sovranità sullo Stretto di Hormuz, l’arrivo nella zona di una forza Usa che adesso conta oltre 7.000 soldati scelti fa prevedere che la strada dello sbarco su Kharg diventi sempre più probabile.
C’è da aggiungere che gli iraniani non hanno alcuna fiducia nelle promesse di Trump. Ai loro occhi, il presidente Usa, che per ben due volte — nel giugno scorso e poi il 28 febbraio —




