di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Al Politecnico di Zurigo, nella conferenza della Banca nazionale svizzera in onore di Karl Brunner, l’ex presidente della Bce chiede più integrazione e 100 miliardi per l’AI
L’Europa paga il prezzo della crescita americana senza raccoglierne tutti i benefici: importa l’aumento dei tassi d’interesse, ma soltanto una parte dello sviluppo che contribuisce a spingerli verso l’alto. È il nodo al centro del discorso di Mario Draghi per la Karl Brunner Distinguished Lecture della Banca nazionale svizzera, il 1° ottobre al Politecnico di Zurigo: se il continente non torna a crescere, la disciplina di bilancio da sola non basterà a tenere sotto controllo il debito. E la banca centrale non potrà continuare a supplire alle decisioni che spettano ai governi.
L’ex presidente della Bce ed ex presidente del Consiglio nella sua lectio magistralis ha ricostruito le promesse e le fragilità dell’unione monetaria, fino ad arrivare a una proposta concreta: destinare circa 100 miliardi di euro del prossimo bilancio europeo a ridurre i rischi degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Il debito e la crescita che manca
Il ragionamento parte da un rapporto semplice, con conseguenze tutt’altro che semplici: quello fra il costo




