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“Dolore, carichi, concause: ecco perché la pubalgia è così subdola”

I problemi di Leao accendono i riflettori su una patologia complessa. L’osteopata Marco Cesarini: “Può riguardare muscoli, tendini, articolazioni, nervi, e l’aspetto psicologico è altrettanto complesso. Fermare del tutto un giocatore a lungo non è corretto. L’intervento? Non sempre risolve”

Marco Pasotto

Giornalista

28 marzo – 22:38 – MILANO

Ci sono parole che a Milanello preferiscono non usare. Una è scudetto, un’altra senza dubbio potrebbe essere pubalgia. Perché varcare la soglia di quel termine equivale a un salto nell’ignoto. E’ un guaio subdolo, sleale, ingannatore. Si congeda e si ripresenta. Ti snerva. Rafael Leao sta cercando di capire, ormai da mesi, come risolverlo. Fino a questo momento senza grandi riscontri. Il Milan parla di “infiammazione all’adduttore”, ma il succo non cambia. La pubalgia, per sua natura, si porta sempre dietro un lungo elenco di domande. Ne giriamo qualcuna a Marco Cesarini, osteopata con esperienze professionali in Italia (Brescia, Bari, Milan, Samp), Inghilterra (West Ham, Watford, Fulham, Sheffield Utd), Cina (Henan), Turchia (Goztepe) e Arabia (Al-Shabab). 

Quali sono le cause scatenanti? Usura, postura, magari un insieme di motivi? 

“Esatto: non è un infortunio classico, è una

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