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di Gloria Bertasi
Amarezza di aziende e categorie per la riduzione del credito di imposta. Carron (Confindustria): «Rotto un patto di fiducia». I casi degli «esodati»
C’è chi parla di «doccia ghiacciata» sulle imprese, chi di «inganno» e «tradimento» e chi chiede un immediato intervento «riparatore» per «ripristinare fiducia nell’esecutivo». La revisione, retroattiva, del piano Transizione 5.0 con la riduzione del credito di imposta per le aziende che hanno investito nell’innovazione coinvolgerà almeno un terzo delle oltre 3.200 aziende venete (il 17% del totale nazionale) che hanno aderito al programma del governo, anticipando più di 600 milioni su 3,4 miliardi complessivi. Pmi, artigiani, agricoltori, grandi industrie e micro attività: nessuna categoria e settore è escluso dalla riduzione del 65% sul credito di imposta, decisa dal governo il 27 marzo, per gli «esodati», per chi cioè ha chiuso le pratiche dopo il 6 novembre. Ma il mondo produttivo veneto non lancia i propri strali solo su Roma. Nel mirino, anche la Regione: il primo bilancio della presidenza di Alberto Stefani ha deluso due associazioni di categoria. Gli interventi per rilanciare settori che risentono di crisi internazionale e caro energia, secondo Coldiretti e Confartigianato, sarebbero troppo scarni.
Carron (Confindustria): «Senza




