di Mario Sensini
Riduzione del disavanzo, difesa, energia, manovra e pil: cosa succede adesso
La revisione non ha prodotto risultati. Il disavanzo ‘25, stimato ad aprile a 69.381 milioni di euro, è anzi lievitato con l’ultima verifica a 69.736 milioni. In ogni caso il deficit ‘25 è confermato al 3,1% del Pil e l’Italia resta formalmente nella Procedura di infrazione Ue per il deficit oltre il 3%. Obiettivo mancato per oltre 2 miliardi di euro, dunque. Nel conto finale, non preventivati, sarebbero finiti 700 milioni di investimenti di Rfi e Anas, quasi un miliardo assorbito dai partenariati pubblico-privati, mentre le verifiche sui crediti 110% fasulli che avevano gonfiato il deficit ‘25, si sono fermate conteggiandone solo una parte, 3,2 miliardi.
Il parametro della spesa netta
All’atto pratico, però, la permanenza nella Procedura non cambia molto. L’obbligo di una riduzione dello 0,5% del disavanzo strutturale ogni anno, per l’Italia è «sospeso». Grazie alla tenuta dei conti e alla riforma del Patto di Stabilità Ue che indica come unico parametro dei conti la spesa netta di bilancio. Fintanto che un Paese rimane nei limiti, ed è il caso dell’Italia, non scattano altri obblighi.
Le spese per difesa ed




