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Dazi, perché è una sentenza storica: il potere di Trump non è incondizionato

di Federico Fubini

Il presidente ora potrà imporre tariffe limitate e non potrà usarle come minaccia. Sul piano economico il danno per il bilancio rischia di essere sopra i 300 miliardi

La bocciatura da parte della Corte suprema degli Stati Uniti di gran parte dei dazi imposti da Donald Trump ha una valenza politico-istituzionale, prima ancora che economica. I giudici hanno deciso in sostanza che il presidente degli Stati Uniti ha abusato dei suoi poteri e deve smettere di farlo, perché non può usurpare senza motivazione plausibile i poteri del Congresso (che ha voce in capitolo in materia di rapporti commerciali).

Nel breve, in apparenza, potrebbe anche cambiare poco. È estremamente probabile per esempio che adesso l’amministrazione americana reagirà imponendo nuovi dazi, sulla base di diversi appigli giuridici che tuttavia potranno essere solo parziali nella portata dei prodotti colpiti o nella durata delle misure. Ma il messaggio di fondo dei più alti giudici degli Stati Uniti – con una decisione presa a maggioranza di sei contro tre – è che l’autorità del presidente non è incondizionata. Trump non può semplicemente invocare un’«emergenza» in maniera arbitraria per fare del protezionismo uno strumento della sua politica estera o economica,

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