
di Simone Canettieri
Farnesina, riunione della task force con aziende e associazioni italiane: a maggio business forum con Rubio a Miami
«Giorgia, eccoci: ti aggiorno al volo». A metà pomeriggio una rapida telefonata da Bruxelles informa Giorgia Meloni sul G7-Commercio a cui ha partecipato Antonio Tajani. Si è parlato di dazi, of course. Il ministro degli Esteri riferisce alla premier le intenzioni di Jamieson Lee Greer, ovvero il negoziatore commerciale americano presente alla riunione. Felice sintesi che rimbalza a Roma: l’intenzione dell’amministrazione Trump dopo la sentenza della Corte Suprema Usa è mantenere il quadro dei dazi precedenti, collegandoli però a basi giuridiche differenti.
Tajani riporta a Meloni, come se fossero dispacci dal fronte, il senso dei ragionamenti espressi dal delegato di Trump: «Agire rapidamente per evitare nuove incertezze, ma evitare l’idea che possano esserci rimborsi per aziende esportatrici straniere».
Ecco, su questo aspetto Meloni dentro di sé annuisce. Da quando è scoppiato il caos delle «tariffe» la presidente del Consiglio non è ancora intervenuta, a differenza di altri omologhi europei come Macron e Merz. Ha parlato al contrario sul Festival di Sanremo e sull’agente di polizia fermato per la storiaccia di Rogoredo, ma sui dazi




