
di Monica Ricci Sargentini
Dalla promessa di colpire all’annuncio della tregua, fino alla minaccia di «una civiltà cancellata», le dichiarazioni del presidente americano sulla crisi In Medio Oriente
«Siamo pronti», «possiamo colpire», «c’è spazio per un accordo», «avete 48 ore di tempo o vi cancelleremo», «è il momento di fermarsi». In venti giorni Donald Trump dice tutto e il contrario di tutto sulla crisi con l’Iran, alternando minacce, aperture e tregua in una sequenza di dichiarazioni che tengono il mondo sospeso.
21 marzo – 48 ore per aprire lo Stretto
In un post sui social media, Trump minaccia l’Iran, dando al Paese 48 ore di tempo per «APRIRE COMPLETAMENTE lo Stretto» (quello di Hormuz ndr.) o gli Stati Uniti «cancelleranno le centrali elettriche, iniziando dalla più grande!». Nelle stesse ore Ali Mousavi, rappresentante permanente dell’Iran presso l’Organizzazione Marittima Internazionale, afferma che lo stretto è «aperto a tutti», tranne che ai nemici del suo Paese. Altri funzionari iraniani avvertono Trump che gli attacchi alle infrastrutture energetiche saranno considerati un attacco diretto al popolo iraniano e che l’Iran reagirà ripagando gli Usa con la stessa moneta.
23 marzo – I colloqui produttivi
Due giorni dopo aver lanciato la prima




