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Dalle bibite allo stadio al King’s College e all’incarico UE nel Golfo: analisi del «fenomeno» Luigi Di Maio

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Cognome e nome: Di Maio Luigi. Attuale rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico. Incarico ottenuto, dicunt, grazie ai buoni uffici di Mario Draghi, che – sorvolando sulla comicità dell’inarrivabile elogio di cui lo gratificò Di Maio: «L’ho incontrato e mi ha fatto un’ottima impressione» – l’ha preso sotto la sua ala protettiva.

Apprezzandone la duttilità, volgarmente detta anche «trasformismo», nello schierarsi a sostegno del suo governo quando Giuseppe Conte appariva impegnato a cercare di detronizzare l’«usurpatore» Draghi, che gli aveva impedito di insediarsi per la terza volta a Palazzo Chigi.

Dalle bibite allo stadio al King’s College: l’inarrestabile ascesa

Di Maio. In predicato di diventare addirittura Coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente (alla fine però hanno preferito il francese Jean Arnault). Professore onorario presso il Dipartimento di studi sulla Difesa nel prestigioso King’s College di Londra, in cui è transitata una dozzina di premi Nobel (giuro, non è Lercio.it).

Già capo politico del M5s. Già vicepresidente del Consiglio. Già ministro dello Sviluppo economico e, al contempo, ministro del Lavoro. Già ministro degli Esteri. E non ha ancora compiuto 40 anni. Aldo Moro, per dire, arrivò al suo primo incarico di ministro – della

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