
di Paola Di Caro
Da una coalizione forte, coesa, sicura di sé, dopo il referendum la maggioranza pare intimorita. La leader si aspettava più impegno dai mondi produttivi e delle professioni. Ce l’ha anche con una classe dirigente e una compagine ministeriale che ritene non siano del livello che si aspettava
Il suo silenzio ostinato sta diventando rumorosissimo. Nessuna dichiarazione pubblica nel post referendum, tranne un breve video a caldo in cui si diceva pronta ad accettare e riconoscere il voto degli italiani. Nel frattempo sono crollati pezzi di potere, equilibri e certezze di un centrodestra che sembra l’opposto di quello che appariva ancora una settimana fa. E che fatica a ritrovare il bandolo: venerdì sera una cena a casa della premier con i due vice è servita per fare il punto, ipotizzare misure, confrontarsi. In un momento molto difficile, tra prezzi della benzina che salgono, inflazione a rischio di nuova crescita, caro bollette e guerre in corso che impongono cautela per ogni mossa.
Da una coalizione forte, coesa, sicura di sé, ora la maggioranza pare intimorita, in difesa. Tutti aspettano che Giorgia Meloni riprenda lo scettro in mano e si mostri quello che è stata finora, una




