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D’Alema: «Io, Umberto e Buttiglione: quelle notti insieme a casa sua. Mai detto che era di sinistra»

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di Tommaso Labate

D’Alema: ruppe con Berlusconi perché temeva gli sfilasse tutti i suoi

Massimo D’Alema, si ricorda la prima volta che incontrò Umberto Bossi?
«La prima che mi viene in mente fu al corteo della Festa della Liberazione del 1994, quello sotto la pioggia, a Milano, subito dopo la vittoria di Silvio Berlusconi, di cui Bossi era alleato. Ricordo che un pezzo del corteo l’aveva contestato. Io lo incrociai a margine della manifestazione. E gli feci i complimenti per la scelta coraggiosa di presentarsi in piazza a celebrare il 25 aprile».

E lui?
«Mi disse due cose. La prima, parole sue, fu che “noi della Lega siamo antifascisti”. La seconda è che non aveva sottoscritto alcun accordo politico o elettorale col Movimento sociale italiano, che attraverso la lista di Alleanza nazionale era alleato con Forza Italia nella parte centro-meridionale del Paese. Quello era stato uno schema artificioso di Berlusconi: con Bossi al Nord, con Fini al Sud. Ma Umberto non si sentiva in alcun modo legato dal vincolo di un accordo con la destra. E infatti fece pesare quest’argomento quando tolse la fiducia al governo».

Fu lei, insieme a Rocco Buttiglione, a lavorare ai fianchi di

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