
di Gloria Bertasi
Gli ideatori sono tutti veneti: il ministro (trevigiano) Carlo Nordio, il sottosegretario (padovano) Andrea Ostellari, l’onorevole (veronese) Ciro Maschio, presidente della commissione Giustizia della Camera
Sono ritenuti i «padri» della riforma della Giustizia e sono tutti veneti: il ministro (trevigiano) Carlo Nordio, il sottosegretario (padovano) Andrea Ostellari, l’onorevole (veronese) Ciro Maschio, presidente della commissione Giustizia della Camera. Ed è veneto, padovano per la precisione, anche il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, l’avvocato Fabio Pinelli. Lunedì, per quanto la nostra regione non abbia voltato loro le spalle, ha prevalso la delusione.
Le parole dei promotori
«Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano — il commento del guardasigilli —. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo e imparziale». «Un’occasione mancata», dice quindi Ostellari che ravvede nella «lettura più ideologica che di merito» l’esito negativo alle urne. «Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma — aggiunge il ministro —. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico». Una posizione,




