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Dal Fronte della Gioventù ai dossier sull’Ilva e l’auto, così Urso è diventato un «ministro in bilico»

di Enrico Marro

I tavoli senza risultati del politico di Fratelli d’Italia. Tre anni e mezzo dopo la nomina, Urso è uno dei ministri apparentemente più deboli. Bersaglio preferito delle opposizioni

Quando nell’ottobre del 2022 Giorgia Meloni formò il governo, il nome di Adolfo Urso, allora 65enne, era tra i più in vista nella delegazione di Fratelli d’Italia. E non a caso gli venne assegnato un ministero di peso, quello dello Sviluppo economico, dove Urso era già stato viceministro nei governi Berlusconi 2 e 3. Il dicastero fu ribattezzato delle Imprese e del Made in Italy, perché Meloni voleva dare il senso di un governo dichiaratamente amico del sistema produttivo. Urso tornò così nello storico Palazzo Piacentini di via Veneto e si mise al lavoro per rendere visibile quello «Stato stratega», come diceva lui, che avrebbe dovuto coniugare politica industriale e interessi nazionali. Tre anni e mezzo dopo, Urso è invece uno dei ministri apparentemente più deboli. Bersaglio preferito delle opposizioni; vittima della satira di Crozza che lo dipinge confuso e fuori dalla realtà; in rotta con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti; criticato dalla Confindustria per la sua mancanza di incisività. Nessuna sorpresa, dunque, che dopo il

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