di Alessia Cruciani
Il ceo Angel Sanchez: «Dopo l’ingresso dei fondi HPS e Arcmont debito ridotto e investimenti in ricerca per aumentare la sicurezza per moto e sci»
Da Valentino Rossi a Federica Brignone, fino agli astronauti. Quando si tratta di sicurezza, si finisce sempre lì, nella provincia veneta. È a Vicenza che nascono le protezioni più famose del mondo e a inventarle è stato Lino Dainese. Siamo nel 1972, dopo un viaggio a Londra in Vespa vede i motociclisti inglesi sulle maximoto e capisce che manca qualcosa tra il corpo e l’asfalto. Torna in Italia e disegna il futuro. Anche il logo nasce allora: un piccolo demone della velocità, simbolo di ribellione e movimento, destinato a diventare uno dei marchi italiani più riconoscibili nel motorsport.
Da allora arrivano il primo paraschiena, le saponette sulle ginocchia, la gobba aerodinamica, l’airbag elettronico. Prima per i piloti, poi per gli sciatori, dopo anche per la vela e l’equitazione, fino a una tuta spaziale capace di simulare il carico gravitazionale in orbita. Oggi a guidare l’azienda c’è uno spagnolo di Murcia — «come Carlos Alcaraz», sorride lui — 56 anni, energia mediterranea e visione concreta: Angel Sanchez. Da mesi lavora




