
di Mara Gergolet
La vita straordinaria di Annese, 88 anni, simbolo dei «Gastarbeiter»
DALLA NOSTRA INVIATA
BOKENSDORF (Wolfsburg) – Quando Lorenzo Annese arrivò da Alberobello con una valigia, in questa campagna tedesca che prometteva uno stipendio in marchi, la prima sera dopo aver pulito la stalla dei maiali si accorse che il villaggio era al buio. «Almeno ad Alberobello in piazza c’era il lampione, qui niente». Si disse mille volte «bell’affare hai fatto», ripeteva «hai lasciato l’inferno, ma hai trovato il diavolo». Se non tornò a casa era perché non voleva farsi ridere dietro. «Era per orgoglio».
Lorenzo Annese, 88 anni, è un monumento vivente dei Gastarbeiter. Il primo italiano ad essere entrato alla Volkswagen, dove ha salito molti gradini. Operaio, saldatore, fino a entrare nel consiglio di fabbrica — che codirige la VW — e rimanerci trent’anni: il primo straniero in Germania. «L’immigrazione — dice — non è una passeggiata. Dovunque tu vada, sei l’ultimo».
Nel marzo di settant’anni fa, Roma e Bonn finalizzarono le pratiche per portare in terra tedesca migliaia di italiani. Gastarbeiter, lavoratori ospiti. Benvenuti, ben pagati, purché alla fine se ne andassero. «Scrivi quando arrivi». Le ultime parole di sua madre




