
di Francesca Angeleri
Dalle case dei campioni della Juve alle masserie in Puglia: Marco Lobina svela i segreti di Rezina. Un viaggio tra ossessione artigianale, otto strati di materia e quel tocco magico che ha conquistato archistar e nobiltà
Torino (in via des Ambrois), Milano («perché alla fine, anche se è brutto dirlo — da Berlino, da Miami, da Lecce perfino — a Torino non vengono. A Milano sì: zona Conciliazione»), Parigi (mi parla da lì) e poi Bari. Marco Lobina, fondatore e ideatore di Rezina (è nato a Cagliari e cresciuto a Torino, ma è più l’aria del mare aperto che quella della conca alpina che pare caratterizzare il suo modo di fare impresa): meglio di lui, la resina non la fa nessuno. Anche se, «a un artigiano bravo non lo batti… ma io ho la mano felice. E ho ideato un sistema ripetitivo e perfetto, che sia in una casa del ‘700 a Torino o in un grattacielo a Singapore. Ho insegnato bene ai miei dipendenti, sono bravissimi».
Fissi sono in 7, poi ne ha altri, almeno una quindicina, che lavorano per lui praticamente ogni giorno. Praticamente ovunque. Una squadra di uomini romeni che lavorano




