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Da Davos al fronte, i messaggi dei soldati e la paura della pace senza certezze

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Gli ucraini si rifiutano di far riconoscere i territori persi come russi, così dalle trincee si apprende che un possibile cessate il fuoco sarebbe vissuto come l’occasione utile a Mosca per riorganizzare le truppe. Sale il timore di una nuova invasione e manca la fiducia negli Usa

Mentre prendono forma le nuove posizioni dell’Unione Europea sulla guerra tra Mosca e Kiev, sul fronte russo-ucraino, oltre a morire, si commentano le notizie riguardanti i prossimi colloqui di pace e le prossime iniziative. Un comandate ucraino scrive al Military Times mentre è dispiegato nella regione di Zaporizhzhia, nell’Ucraina meridionale, sede della più grande centrale nucleare d’Europa, sotto occupazione russa fin dalle prime settimane dell’invasione, con queste parole: “Questi colloqui di pace mi sembrano una dissonanza cognitiva”. Ha poco più di 40 anni, si firma con il soprannome Primo, e spiega che la sensazione provata dai suoi soldati è che i colloqui siano inutili e irrilevanti. Ne riprende i contenuti la testata specializzata Defense News, diffondendo quindi un punto di vista interno a chi combatte. Intanto però i colloqui proseguono anche questa settimana al World Economic Forum di Davos, dove l’inviato di Putin, Kirill Dmitriev, è arrivato lunedì per poter parlare direttamente

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